Al termine di un processo relativamente lungo di accettazione ed adeguamento, dal primo gennaio 2023 sarà operativa, anche nel nostro paese, la normativa europea sull’obbligatorietà di etichettare gli imballaggi dei prodotti di largo consumo in modo da rendere nota al pubblico sia la loro composizione che le modalità di smaltimento.
L’etichetta “ambientale”, definita con direttiva europea nel 2018 e recepita dall’Italia con proprio decreto legislativo nel 2020, ha dovuto attendere altri due anni per garantire l’adeguamento dei produttori prima di entrare in vigore ad inizio prossimo anno.

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Occorre comunque dire che l’Italia ha fornito attraverso il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, un contributo rilevante per la messa a punto della norma, riconosciuto anche a livello europeo.
Il Consorzio, infatti, oltre a mettere a disposizione la propria esperienza nel settore, ha interloquito e si è confrontato con le rappresentanze degli operatori coinvolti e dei consumatori al fine di redigere e pubblicare il documento “Linee guida tecniche per l’etichettatura ambientale degli imballaggi”.
La guida contiene soluzioni e proposte, alcune delle quali recepite dalla stessa Commissione Europea, utili per superare le difficoltà incontrate da alcuni produttori, pur nel rispetto delle informazioni da fornire al consumatore finale.
Tra queste, è da citare la possibilità di riportare nell’etichetta un Qr Code che rinvia ad una fonte digitale, ad esempio il sito del produttore, dove vengono messe a disposizioni altre informazioni che per ragioni di spazio non potrebbero trovare collocazione nell’etichetta in questione.
Una soluzione che può rivelarsi utile anche a superare problemi di comunicazione in più lingue per chi distribuisce i propri prodotti in mercati di diverse nazionalità.
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L’Osservatorio Identipack
Un altro fattore che testimonia il positivo approccio riscontrato in Italia all’applicazione della normativa si riscontra nel fatto che molte aziende hanno autonomamente già iniziato a etichettare i propri imballaggi.
A tale proposito l’Osservatorio Identipack, nato con il contributo di Conai, Gsl Italy e NielsenIq proprio per monitorare l’etichettatura ambientale, nel suo primo report ha rilevato che circa un quarto (25,1%) degli imballaggi effettivamente venduti nel 2021 recava già l’indicazione del materiale di cui era composto.
A questo dato, tra l’altro in crescita del 1,8% rispetto all’anno precedente, si affianca quello relativo al corretto smaltimento dell’imballaggio che viene riportato nel 36% di tutti i prodotti grocery, percentuale che si eleva al 55,5% se si considera l’effettivo venduto.
Una parte, ancora minoritaria ma in crescita, pari a circa il 3,3% delle referenze a scaffale presenta poi indicazioni che consentono il collegamento digitale ad ulteriori informazioni di interesse per il consumatore relative al packaging del prodotto.
Il report mette poi in evidenza che l’area merceologica del freddo presenta la maggiore incidenza di prodotti sul cui imballaggio o confezione vengono riportate le informazioni richieste dall’etichetta ambientale, seguite da cura casa, drogheria alimentare e carni confezionate.

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Un’analisi per tipologia d’azienda mostra che sono soprattutto le private label e quelle appartenenti alle top 20 per vendite in valore, a mostrarsi più propense a fornire le informazioni in etichetta.
Tutto ciò dimostra che le aziende considerano la sostenibilità ed il riciclo come valori da rappresentare alla clientela, la quale, a sua volta, mostra una accresciuta sensibilità, nel tempo, verso il tema della salvaguardia ambientale.
Si può infatti sostenere che le informazioni sulle iniziative prese per tutelare l’ambiente da parte delle aziende siano ormai diventate parte integrante della loro comunicazione verso i consumatori ed è pertanto sembrato giusto non imporre layout standard ma lasciare flessibilità nell’adempiere gli obblighi imposti dalla normativa.
In altri termini la realizzazione della targhetta può essere coerente con le grafiche, i colori ed i toni comunicativi dell’azienda e la sua corporate identity, nonché con le dimensioni e le forme dell’imballaggio.
In questo modo si è generato un panorama di soluzioni adottate per i diversi prodotti del grocery molto ampio e differente sia per materiali utilizzati che per grafiche ma tutte finalizzate al rispetto dello spirito della norma.
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Il conferimento dei rifiuti
La nuova normativa si prefigge anche di incrementare ulteriormente nei pasi europei il corretto smaltimento dei rifiuti, intesi come imballaggi usati, incentivando, nel contempo, la raccolta differenziata.
Come riportato dal quotidiano La Repubblica, nel 2021 in Italia oltre 10,5 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio sono stati avviati al riciclo, con la carta a far la parte del leone costituendo il 42% del totale, precedendo vetro e legno entrambi al 20% circa.
Al recupero energetico sono stati invece destinati 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti con un apporto prevalente della plastica che rappresenta il 69% dei quantitativi totali avviati a valorizzazione energetica.
Complessivamente l’82,6% dei rifiuti di imballaggio sono stati recuperati e di questi ben il 73,3% è stato reimpiegato sotto nuove forme.
Questi risultati già pongono l’Italia in condizioni di eccellenza, superando di 8,3 punti percentuali il target complessivo per il riciclo degli imballaggi fissato dalla Comunità Europea per il 2025 pari al 65%, e di 3,3 punti percentuali quello fissato per il 2030 pari al 70%