L’anno appena trascorso, pur tra le difficoltà legate alla pandemia, ha avuto l’oro in bocca per il settore immobiliare logistico. Il discorso è valido in tutta Europa, come dimostra un’analisi relativa allo UK, che è alle prese anche con la Brexit e, malgrado ciò, ha visto crescere gli investimenti in metri quadrati destinati allo stoccaggio.
L’appetito immobiliare è da molte fonti visto come una conseguenza dello smisurato sviluppo avuto dall’eCommerce, il che giustificherebbe la richiesta di spazi per lo stoccaggio a prescindere dalla salute del retail e dei normali approvvigionamenti su quel territorio.

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UK, crescita dell’80% in un anno
Tra 2020 e 2021 l’aumento degli investimenti sull’immobiliare logistico nel Regno Unito è aumentato di una quota eccezionale, l’80%, raggiungendo i 20,7 milioni di piedi quadrati, unità di misura locale, 1 milione e 860mila metri quadrati circa.
Nel caso britannico, l’espansione dei magazzini è stata innescata dalla corsa degli industriali ad accaparrarsi spazio per la ripresa post-pandemica. Lo stesso era successo nel 2020, ma la crescita nel 2021 è stata ulteriormente maggiore del 29% ed i metri quadrati aggiunti sono stati oltre 7 milioni.
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La stabilità della Supply Chain
Nonostante lo sviluppo senza precedenti sul fronte immobiliare, gli approvvigionamenti sono diminuiti del 26% nell’arco del 2021, corrispondendo a soli 5 milioni di metri quadrati, un minimo storico.
La media nazionale della Gran Bretagna in quanto a fabbisogno di metri quadrati si aggira sui 4,5 milioni e la preoccupazione, dopo la crescita del 2021, è che una caduta della Supply Chain, vuoi per la Brexit, vuoi per il protrarsi della pandemia, vuoi per la crisi ucraina, possa non rendere sostenibile tanto spazio a magazzino.