Il mondo dei trasporti su gomma si allea per stabilire i termini di una transizione equa verso la decarbonizzazione e chiede la collaborazione degli Stati europei, il tutto mentre inizia una delle edizioni più controverse della COP, la conferenza sul clima organizzata dall’ONU.
Proprio mentre il presidente della COP28, il saudita Al Jaber, già discusso per il suo ruolo di AD del colosso emirati delle estrazioni petrolifere Adnoc, dichiara che non esiste scienza che dimostri correlazione fra l’uso di combustibili fossili e surriscaldamento globale facendo infuriare Guterres e la comunità scientifica internazionale, nel loro piccolo, IRU (International Road Transportation Union) e ITF (International Transport Workers’ Federation) firmano un accordo per la transizione equa del settore dell’autotrasporto verso la decarbonizzazione.

Ridurre le emissioni non è sufficiente
Un po’ per coscienza ambientale acquisita, un po’ per gli obblighi decretati dalla Comunità Europea, l’autotrasporto deve cercare di rispettare un target ambizioso come quello della neutralità carbonica fissato per il 2050.
Un target che in altri settori del trasporto, vedasi quello marittimo, risulta già utopico da realizzare nei tempi stabiliti, ma che il trasporto su gomma può, grazie ad un mix di tecnologie mature, cercare di realizzare.
Il vero nodo è mantenere prosperità economica e buone condizioni di lavoro per gli impiegati nel settore.
Le istanze di IRU e ITF
IRU e ITF rappresentano una grossa fetta del trasporto stradale europeo, la prima facendosi portavoce di 3,5 milioni operatori e la seconda di 18,5 milioni di lavoratori del settore.
Le istanze portate avanti sono sostanzialmente due, vale a dire la promozione di una transizione equa e il miglioramento dell’attrattiva della professione di autista.
Il punto centrale è garantire servizi elevati, opportunità professionali ai giovani e, al contempo, abbattere le emissioni nei tempi previsti, compiendo investimenti tecnologici sia sulla conversione delle flotte, sia sulle infrastrutture.
IRU e ITF collaborano già da anni per allineare le azioni di imprese e lavoratori in vista dell’applicazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e l’Accordo di Parigi.
L’appello ai governi
Ciò che fa la differenza è il supporto dei governi, chiamati in causa per sostenere gli ambiziosi piani di decarbonizzazione del trasporto.
Servono soprattutto dei piani a lungo termine che non riguardino solamente tecnologie ed infrastrutture, ma anche i posti di lavoro: una ‘transizione equa’ si raggiunge passando attraverso progetti di formazione, preparazione e riqualificazione professionale del patrimonio umano.
Una transizione equa nel settore del trasporto su strada richiede che i lavoratori e i loro sindacati siano al centro delle decisioni, che tutti gli attori della catena di approvvigionamento assumano la responsabilità delle norme lavorative e della riduzione delle emissioni, e che la regolamentazione segua il passo delle nuove tecnologie.